Le Organizzazioni non governative che si occupano di salvare i migranti in mare, da settimane attirano l’attenzione dei media e del mondo politico. La domanda che fa discutere è questa: esiste un business delle Ong dietro il soccorso dei migranti nel Mediterraneo?
Il punto di vista di Frontex sulle Ong
Il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, ha spiegato che l’agenzia Ue non ha mai accusato le Ong di legami con gli scafisti ma ha solo segnalato “casi di soccorso spontaneo, senza seguire le procedure, con segnalazioni in ritardo” da parte degli attivisti che operavano in mare. “Io non ho mai accusato le Ong, non ho mai fatto nomi”, ha sottolineato in un’intervista alla Stampa, “alcune si sono avvicinate a noi, ci hanno detto di voler cooperare, le abbiamo incontrate. Qui c’è in gioco la vita di migliaia di migranti, oltre che la lotta contro il crimine. E c’è anche un rischio terrorismo. Sappiamo bene cosa succede non lontano dalle frontiere dell’Ue e non si può giocare”.
“Niente idealismi: la realtà è crudele”
“Alcuni presentano le cose in modo romantico o idealista, ma purtroppo la realtà è crudele”, ha aggiunto Leggeri, “non c’è nulla di romantico in quello che succede nel Mediterraneo. Il numero di mezzi in mare non è mai stato così alto e purtroppo dal 2016 non abbiamo mai avuto così tante vittime. Serve una presa di coscienza”. Sull’accusa più pesante – quella di presunti finanziamenti alle Ong da parte del racket – il numero uno di Frontex ha messo le mani avanti: “Non abbiamo nessun elemento per dirlo. Da parte nostra nessuna informazione di questo tipo è stata trasmessa alle procuure”.
Ad aprire il caso Ong sono state le dichiarazioni del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, secondo il quale “alcune Organizzazioni non governative sono finanziate dagli scafisti”. Il sospetto è nato a causa dell’alto costo sostenuto dalle Ong per affittare le navi e che, per Zuccaro, non sarebbero sostenibili con i soli contributi volontari. Non solo: secondo il magistrato “la finalità potrebbe essere quella di destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi”. Il 3 maggio il caso viene esaminato dal Comitato di Presidenza del Csm. Già il 22 marzo scorso Zuccaro aveva fatto una sorta di quadro di insieme sulle organizzazioni non governative nella nota audizione al Comitato Schengen. In quell’occasione il procuratore di Catania ha centrato il tema della proliferazione delle Ong e sollevato dubbi sui rapporti con i trafficanti e sui costi.
Di parere diverso è il procuratore di Siracusa Francesco Paolo Giordano che in audizione in Senato, davanti alla IV commissione che sulla vicenda aveva disposto un’indagine conoscitiva, ha detto: “A noi come ufficio non risulta nulla per quanto riguarda presunti collegamenti obliqui o inquinanti tra Ong o parti di esse con i trafficanti di migranti. Nessun elemento investigativo”. Il magistrato ha la competenza sugli sbarchi ad Augusta, il primo porto italiano per numero di arrivi.
Nel frattempo è intervenuto anche il Copasir per smentire la notizia che era circolata circa l’esistenza di un dossier dei servizi segreti italiani su ipotetici rapporti tra le Ong che soccorrono i migranti e gli scafisti che lucrano sui traffici nel Mediterraneo.
Le audizioni delle Ong al Senato
In commissione Difesa al Senato sono stati ascoltati i rappresentanti di Medici senza frontiere e di Save the Children. Altre Ong, in particolare quelle tedesche, ha spiegato il presidente della Commissione, Nicola Latorre, non si sono volute presentare.
Medici senza Frontire: “Chiediamo rispetto per le tante Ong che si sono spesso sostituite alle autorità pubbliche – dice Loris De Filippi, il presidente di Medici senza Frontiere Onlus- ; la odiosa e strumentale polemica di queste settimane ci ha profondamente indignati, non per le accuse alle Ong, ma ci preoccupa l’avvelenamento del clima”. “Che si indaghi, che sia fatta chiarezza. Ciò che stiamo facendo da tre anni è tutto trasparente, tutto tracciabile. Noi non abbiamo nulla da nascondere”, ha aggiunto Stefano Argenziano, coordinatore dei programmi sulle migrazioni di Msf.
Per Gianni Rufini, direttore Amnesty International, inoltre, “le voci calunniose sulle Ong generano danni che rischiano di tradursi in una delle più grandi catastrofi umanitarie che il Mediterraneo abbia mai visto. Si sta cercando di togliere la solidarietà”.
La ‘ricca’ flotta delle Ong in mare
Un mondo composito quello delle organizzazioni non governative. Una parte ha nella sua ‘ragione sociale’ la cooperazione e lo sviluppo e le questioni legate all’immigrazione. Alcune sono molto attive nel Canale di Sicilia, nel soccorso ai migranti. Tra queste le storiche Medici senza frontiere e Save the children, certamente. Ma si tratta nel suo complesso di un mosaico ancora in buona parte da decifrare. Secondo Carmelo Zuccaro nei momenti di maggiore picco, nelle acque internazionali “hanno operato fino a tredici assetti navali, riferibili a nove organizzazioni”.
I soccorritori storici
Lo stesso procuratore di Catania ha fatto dei distinguo, togliendo via ogni ombra da Medici senza frontiere e Save the Children.
Msf è la più grande organizzazione umanitaria indipendente di soccorso medico; nata ufficialmente nel 1971 con 300 volontari, oggi è presente in 70 Paesi con 30.000 operatori. Personale di Msf è presente nel Mediterraneo su tre navi: “Bourbon Argos”, “Dignity I” e “Aquarius”; da marzo 2017 è in mare una nuova imbarcazione, la “Prudence”, che può ospitare fino a 600 persone e altre 400 in caso di estrema necessità.
Save the children dal 1919 si occupa dei diritti dei bambini, è la più importante organizzazione indipendente internazionale che si occupa di salvare i bambini in pericolo, operando in 122 Paesi con programmi di salute, risposte alle emergenze educazione e protezione dagli abusi e sfruttamento; nel Mediterraneo centrale partecipa alle operazioni di ricerca e soccorso con la nave “Vos Hestia”.
Le 5 sorelle tedesche
Tra le evidenze della prima indagine conoscitiva della Procura di Catania c’e’ quella che individua nella Germania il Paese europeo cui sono riferibili cinque Ong:
Sos Mediterranee – Può contare su “Aquarius”, che batte bandiera di Gibilterra, una nave guardapesca con a bordo anche personale di Medici senza frontiere: è stata ideata dall’ex ammiraglio della Marina tedesca Klaus Vogel e ha sedi in Francia e Italia.
Sea Watch Foundation – Foundation ha due unità navali: una che batte bandiera neozelandese, l’altra olandese.
Sea-Eye – No-profit fondata nel 2015 da un imprenditore tedesco di Ratisbona, Michael Buschheuer e dai suoi familiari, puo’ contare su un’unita’ che batte bandiera olandese, un vecchio peschereccio riadattato, la “Sea-Eye”, e da marzo e’ attivo il “Seefuchs”.
Lifeboat – Opera con una nave con bandiera tedesca;
Jugend Rettet – Ha un peschereccio con bandiera olandese, il “Iuventa”, messo in mare da un gruppo di giovani europei che ne ha finanziato l’acquisto.
Gestiscono complessivamente sei navi.
Droni e yacht
Tra le altre ong operanti nel Mediterraneo ci sono:
La Ong Moas, fondata nel 2013 dagli imprenditori italo-americani Christopher e Regina Catrambone. Ha sede a Malta e ha due unità
La “Phoenix”, di bandiera del Belize
La “Topaz Responder”, che batte bandiera delle Isole Marshall.
Principali sponsor sono la Schiebel, azienda austriaca che produce i droni di cui l’organizzazione si avvale per individuare i barconi in mare, Caritas Germany, Unique Maritime Group.
La spagnola Proactiva Open Arms ha operato con due navi e si è occupata anche di salvare i migranti siriani che tentavano di raggiungere l’isola greca di Lesbo partendo dalla Turchia. Una unità navale batte bandiera panamense, l’altra di Malta. Ha utilizzato per diverso tempo la “Astral”, uno yacht trasformato in vascello di salvataggi, che ha spiegato Zuccaro, risulta essere stata donata dall’imprenditore italiano Livio Lo Monaco; poi è arrivato il ben più capiente “Golfo azzurro” che può ospitare fino a 400 persone. (AGI)